Presentazione

Mantenere il livello artistico della nostra programmazione e arricchirne le proposte: è questo l’obiettivo che ci siamo posti per la XVIII Edizione di Orta Festival che sta per prendere il via e che raggiunge la «maggiore età».

La manifestazione prevede 9 appuntamenti con autori distribuiti dal Barocco al Contemporaneo e con organici che vanno dal solista fino al grande ensemble strumentale.

La serata d’apertura di Venerdì 7 luglio prevede un magistrale concerto dell’Orta Festival Ensemble diretto da Amedeo Monetti, in cui il flusso mahleriano trascinerà il pubblico attraverso grandi emozioni contrastanti.

L’Ensemble presenta infatti uno dei massimi capolavori del repertorio sinfonico: la prima Sinfonia «Der Titan» (titolo ispirato a Der Titan, romanzo di Jean Paul) di Gustav Mahler in una recente versione per orchestra da camera del compositore inglese Iain Farrington, che in precedenza ha già ridotto per gruppo strumentale vari lavori di Mahler, Schönberg e Berg.

L’importanza di quest’opera sta nell’aver traghettato da un secolo all’altro un’eredità musicale (Bach-Beethoven-Brahms) contaminando audacemente il sinfonismo post-wagneriano con marcette militari, melodie popolari ebraiche, danze folkloristiche tzigane, canzoni per bambini (Bruder Jakob - Fra’ Martino) e Lieder su testi di altissimo valore poetico, in un gigantesco affresco di sconvolgente impatto emotivo, summa dell’intero panorama musicale europeo in procinto di deflagrarsi nella crisi culturale dell’imminente primo conflitto mondiale.

 

Il secondo appuntamento di Domenica 9 luglio è il doveroso omaggio che Orta Festival rende a Claudio Monteverdi nel 450esimo anniversario della sua nascita, uno dei fondatori della musica moderna, conosciuto come il padre del melodramma.

Ascolteremo i «Contrafacta» spirituali, ovvero alcuni madrigali monteverdiani, nei quali Aquilino Coppini, uomo di fiducia del cardinale Federico Borromeo e dello stesso Monteverdi, sostituì i testi profani con «cover» latine di argomento religioso per permetterne l’esecuzione in chiesa. Così ad esempio Cor mio, mentre vi miro divenne Jesu, dum te contemplor (O Gesù, mentre ti contemplo), trasformando il lamento violento e disperato dell’amante tradito in estasi nell’ammirazione del Divino.

L’esecuzione di questo preziosissimo concerto è affidata alla perizia di Giovanni Acciai, da molti anni ambasciatore nel mondo della grande tradizione vocale italiana con «Nova Ars Cantandi», che ha curato la prima registrazione mondiale dei «Contrafacta» per l’etichetta Archiv.

 

La terza serata di Mercoledì 12 luglio, anch’essa monografica, è ancora una volta dedicata alla musica «totale» di Johann Sebastian Bach.

Nonostante i chitarristi non possano godere di un repertorio bachiano composto appositamente per le sei corde, le interpretazioni di grandi artisti (primo fra tutti Andrés Segovia) hanno legittimato e incentivato l’esecuzione delle trascrizioni per chitarra sola delle Suites per liuto e altre opere. Il fatto che Emanuele Segre, grandissimo maestro della chitarra, abbia aspettato ad affrontare prima in disco e adesso in concerto le opere di Bach, ci fa riflettere sulla complessità e la profondità della musica del Kantor, che rappresenta quasi uno «specchio» nel quale ogni interprete può confrontarsi intimamente, un vero e proprio parametro per mettere alla prova la propria bravura esecutiva, interpretativa e creativa.

«Per me la musica di Bach è difficilissima. Siamo di fronte a quello che alcuni considerano il più grande musicista della storia. Da par mio non posso che esprimere sgomento e problematicità nell’affrontare un simile geniale monumento. La difficoltà comunque non è tanto tecnica quanto di comprensione del testo, di cercare di penetrare i significati profondi della sua musica. Nelle sue composizioni troviamo potenza, energia, e al contempo un rigoroso dominio della misura». (Emanuele Segre)

 

Con l’arrivo di Aleksandar Madžar, il quarto concerto di Venerdì 14 luglio apre le porte ai grandi pianisti sempre di casa ad Orta Festival: un interprete di rara raffinatezza, capace di trascendere ogni virtuosismo tecnico nel nome di un lirismo davvero inconfondibile, che vanta un curriculum ricco di riconoscimenti. Dopo il suo debutto con i Berliner Philarmoniker diretti da Ivan Fischer, ha tenuto concerti nei più rinomati centri europei e d’oltreoceano.

Un recital di questo artista è un avvenimento che entusiasma sempre. Ma Madžar è musicista completo, multiforme, e ha coltivato la letteratura pianistica non meno di quella liederistica e cameristica al fianco di musicisti come Ivan Fischer, Paavo Järvi, André Previn, Ilya Gringolts, Vilde Frang, Juliane Banse.

Il programma di questo concerto alternerà dunque una prima parte solistica con opere di Berg e Schumann e una seconda parte cameristica, con l’esecuzione del Quartetto in la maggiore op. 26 di Johannes Brahms. Opera di ampie proporzioni, è il più lungo lavoro di Brahms per quanto riguarda la musica da camera. L’enorme massa di materiale musicale di cui si sostanzia questa pagina viene organizzata, variata e sviluppata da Brahms con grande maestria e con una fluidità subito evidente al primo ascolto.

 

Non poteva mancare una serata «crossover»: il quinto concerto di Domenica 16 luglio è intitolato All Directions e vede due musicisti italiani dal grande seguito popolare: il saxofonista Mario Marzi e il fisarmonicista Simone Zanchini.

All Directions nasce dal desiderio di far conoscere la musica di artisti che, partendo da fenomeni musicali di netto carattere popolare, sono giunti alla definizione di un linguaggio universale, filtrando e sintetizzando le proprie esperienze in una scrittura più ricercata ed inconfondibilmente personale.

«La fusione-unione delle nostre diverse esperienze musicali ci è sembrata essere lo specchio ideale nel quale ricercare un punto d’incontro fra emozionalità, istinto e ricerca personale. La musica ha aiutato a far crescere l’amicizia tra di noi, ribadendo ancora una volta che essa è un’arte specialissima e che non ha confini e steccati perché vive di un’incredibile forza propria, la libertà».

 

Un posto particolare occupa la sesta serata di Mercoledì 19 luglio con lo storico Duo Pianistico Canino-Ballista, che quest’anno compie sessant’anni di attività. Antonio Ballista e Bruno Canino si incontrarono al Conservatorio di Milano nella stessa classe di pianoforte e incominciarono a leggere insieme una grande quantità di musica: si presentarono prestissimo in pubblico nel repertorio a quattro mani e per due pianoforti, dando inizio a una fortunata carriera che si è protratta fino a oggi senza interruzioni.

Il loro spirito di ricerca li portò a inserirsi in quel fermento di rinnovamento totale del linguaggio musicale che, a partire dagli anni ’50, si espanse in tutte le direzioni dalla roccaforte di Darmstadt. La loro presenza fu fondamentale per la diffusione delle nuove opere e per la funzione catalizzatrice che esercitò sui compositori. Il repertorio contemporaneo infatti si arricchì di molte composizioni dedicate al duo: il Concerto di Berio eseguito in prima mondiale a New York con la New York Philharmonic diretta da Boulez (la cui incisione discografica con la London Symphony sotto la direzione dell’autore valse al duo un prestigioso Music Critic Award). Dallapiccola, Ligeti, Boulez, Kagel, Cage e Stockhausen effettuarono concerti con loro. L’indiscussa autorità del duo riuscì a introdurre la nuova musica persino nelle istituzioni più tradizionali, come la Società del Quartetto di Milano, per la quale furono eseguiti negli anni ’60 i Tableaux vivants di Bussotti.

Clou di questa serata sarà, dopo una prima parte tutta francese, l’esecuzione della Sagra della Primavera nella trascrizione dello stesso Stravinskij per pianoforte a quattro mani, introdotta da un’interessante lettura a cura dell’attrice Elena Bellini, che ci farà rivivere i fatti, le atmosfere e lo «scandalo» di quella serata parigina (29 maggio 1913) al Théâtre des Champs-Elysées che cambiò il corso della storia della musica.

 

Nel settimo concerto di Sabato 22 luglio troviamo un’altra presenza pianistica, quella di Alessandro Taverna, che è ormai una costante della nostra manifestazione di cui andiamo particolarmente fieri, tanto più che Taverna stesso dice che Orta Festival occupa un posto speciale nella sua sempre più fitta agenda. Nell’ultima stagione è stato ben due volte ospite della Filarmonica della Scala eseguendo i due Concerti di Liszt al fianco di Riccardo Chailly e Fabio Luisi, concerti che la critica ha segnalato come rivelatori di un «pianismo rifinitissimo ed elegante, riuscendo a far emergere con perfetto equilibrio un’insolita cantabilità dai magniloquenti funambolismi».

Ci propone quest’anno un bellissimo omaggio a Chopin con l’esecuzione integrale delle quattro Ballate, genere pianistico praticamente inventato dallo stesso Chopin, tutte accomunate da un ritmo ternario (6/4 per la prima e 6/8 per le altre), da una struttura formale libera, ma con il ritorno del tema iniziale nel corso del brano. Molte testimonianze di amici e allievi di Chopin confermerebbero che siano state ispirate da alcuni poemi del poeta polacco Adam Mickiewicz.

Avremo poi l’occasione di ascoltare la più rara Sonata op. 65 per pianoforte e violoncello, una delle ultime composizioni scritte da Chopin, in un certo senso un omaggio a una forma musicale settecentesca che vede il pianoforte «accompagnato» da un altro strumento. All’origine della Sonata si pone lo stretto rapporto di amicizia con il violoncellista August-Joseph Franchomme, che aiutò il compositore a mettere a punto la scrittura violoncellistica. Pare che Chopin in punto di morte abbia chiesto a Franchomme di suonargli le battute introduttive questa Sonata. Partner di Alessandro Taverna sarà il violoncellista Matteo Pigato.

 

Le serate con gli archi che andranno a chiudere il Festival si annunciano assai invitanti e sempre legate a grandi artisti.

Torna a trovarci infatti nell’ottavo concerto di Mercoledì 26 luglio il Quartetto Zaïde, rivelazione di Francia, uno dei quartetti d’archi più interessanti nel panorama internazionale. Recentemente selezionato per effettuare una tournée nell’ambito del progetto ECHO Rising Stars, ha suonato e suonerà a Vienna (Musikverein e Konzerthaus), Amsterdam (Concertgebouw), Londra (Barbican Center), Parigi (Cité de la Musique) ed è stato invitato nei festival più prestigiosi (Lucerne Festival, Lockenaus Festival).

Siamo onorati di avere al suo fianco un’altra presenza femminile. Raffaella Damaschi sarà infatti la solista nel mozartiano soave Kammerkonzert K 449 (sintesi ideale «della complessità e della chiarezza» come diceva Bruno Walter), di cui Mozart parla in una lettera come di «un Concerto di tipo particolare, più indicato per una piccola orchestra che per una grande». Fa parte di quei quattro Concerti (K 413, K 414, K 415 e K 449) che, sempre in una lettera all’editore Siéber di Parigi, egli dice possano essere eseguiti «a quattro», ovvero con il solo quartetto d’archi, come era d’uso nel concerto rococò.

Dopo l’omaggio all’Italia di Hugo Wolf con l’Italienische Serenade, ascolteremo l’unico lavoro per quartetto d’archi (1903) di Ravel dedicato a «mon cher Maître» Gabriel Fauré. Capolavoro assoluto in cui si sente forte una continuità ideale con l’opera di Debussy, ma certamente più solare e diurno, rispetto alle nuages, alle pluies, alle nuits debussiane.

 

Non ha più bisogno di presentazioni il violoncellista parmigiano Enrico Bronzi, impegnato nell’ultimo appuntamento concertistico di Venerdì 28 luglio.

Artista a 360 gradi, è uno dei violoncellisti più apprezzati a livello internazionale. Fondatore del Trio di Parma, dal 2001 affianca all’attività cameristica un’intensa attività di solista suonando con direttori come Abbado, Brüggen, Eschenbach, Penderecki. Vincitore di importanti premi internazionali (Parigi, Helsinki), nel 2007 ha ottenuto la cattedra di violoncello al Mozarteum di Salisburgo.

Torna, oltre che come solista nella Suite n. 4 di Bach, alla guida di un sestetto di amici, formato da musicisti di primo piano del panorama musicale italiano: i violini di Hans Liviabella e Daniela Cammarano, le viole di Francesco Fiore e Giuseppe Russo Rossi ed il violoncello di Matteo Pigato.

Il programma che ci propongono nella seconda parte della serata comprende due capolavori scritti per questa formazione. Il bellissimo Sestetto per archi, che apre l’opera Capriccio (tardo lavoro straussiano) a mo’ di Preludio, è ormai entrato a far parte del repertorio e lo si esegue abitualmente in concerto staccato dall’opera. Il Sestetto per antonomasia è invece l’op. 36 di Johannes Brahms in cui l’«emozione fondamentale è una delicata melanconia, soffusa d’una calma beatitudine e tratta da momenti di tristezza profondamente sentita ma sempre composta in rassegnata quiete». (Massimo Mila).

 

I concerti avranno inizio alle ore 21.15 ad eccezione di quelli di Apertura (Venerdì 7 luglio) e Chiusura (Venerdi 28 luglio) presso la Basilica dell’Isola di San Giulio che inizieranno alle ore 21.00.