Presentazione

La costruzione di questa XIX Edizione è stata ancora una volta un galvanizzante laboratorio. Il Festival che si accinge a partire offrirà una proposta musicale poliedrica in cui i grandi autori della storia della musica saranno i migliori compagni di viaggio. La figura dell’interprete, tramite unico ed indispensabile, sarà particolarmente centrale nei nove appuntamenti concertistici previsti.

Dopo gli echi mahleriani della passata edizione, Orta Festival torna Venerdì 6 luglio con una serata d’apertura più in linea con la sua tradizione che negli anni ha visto susseguirsi esecuzioni di programmi con l’idea di una cornice classica. Una cornice che non ha mai mancato di inserire al suo interno doverosi omaggi, esecuzioni di brani rari o rarissimi, insieme alla presenza di illustri solisti.

Quest’anno Amedeo Monetti con l’Orchestra da Camera di Milano omaggeranno due anniversari importanti. Gioachino Rossini a 150 anni dalla morte, di cui ascolteremo l’ultima delle sei Sonate a quattro per archi nella più recente edizione critica (2014) curata dalla Fondazione Rossini di Pesaro, opere giovanili, pre-operistiche in cui l’organico peculiare (non prevede le viole) e la struttura musicale virtuosa e concertante, sono tipici della tradizione italiana. A seguire una presenza solistica, quella dell’arpista Elisa Netzer, per l’omaggio a Claude Debussy con le oniriche Danse sacrée et danse profane, opera composta nel 1904 all’ombra del poema sinfonico La mer (1903) in cui vi è tutta la magia timbrico-armonica di questo autore.

A chiudere il concerto tornerà a risuonare per le volte della Basilica un capolavoro mozartiano: la Sinfonia n. 40 in sol minore K 550 «la cui importanza capitale risiede nei fatti formali. La materia musicale è plasmata da uno scavo profondo delle funzioni armoniche e da una vigorosa tensione contrappuntistica. L’orchestrazione priva non solo di trombe e timpani, ma anche dei clarinetti, esclude ogni esteriorità sonora regalandoci un indescrivibile casto fascino».

 

Il secondo appuntamento di Sabato 7 luglio sarà dedicato all’arpa, strumento che ha un’origine antichissima. I primi a farne uso furono infatti i Sumeri nel III millennio a.C., mentre oggi l’arpa da concerto è uno strumento costituito da circa 1415 pezzi, dotato di 46/47 corde e 7 pedali.

Un recital di arpa si ascolta purtroppo raramente, eppure le sue possibilità non sono da meno di quelle dell’onnipresente pianoforte. Con nessun altro strumento si possono realizzare arpeggi, glissandi e suoni armonici così convincenti. Le vengono poi attribuite doti straordinarie - si pensi al biblico Re Saul, che attraverso il suono celestiale dell’arpa di Davide guarì dalla depressione. Grazie al suo suono «magico» l’arpa sembra infine nata per descrivere impressioni della natura come il fruscio del vento o lo scorrere dell’acqua.

Già vincitrice di numerosi concorsi internazionali, l’arpista svizzera Elisa Netzer si è esibita nella passata edizione al Lucerne Festival in un recital solistico ed ha preso parte al World Harp Congress di Hong Kong. Questa artista, formatasi al Conservatorio di Parma e alla Royal Academy of Music di Londra, presenta per Orta Festival un programma che mette realmente in luce le più diverse sfaccettature del suo strumento.

 

La terza serata di Venerdì 13 luglio, interamente monografica, ha come protagonista Johannes Brahms.

Cinderella no more è il titolo di un libro scritto dal grande violista Lionel Tertis che ben sintetizza quello che era considerato essere il destino piuttosto ingrato della viola, strumento presente nella quasi totalità delle compagini orchestrali e cameristiche, ma fino a pochi decenni or sono ancora privo di una sua precisa identità ed autorità. Dedicarsi alla viola oggi, fortunatamente, non è più un atto di deliberato autolesionismo o di esibita bizzarria e con il succedersi di poche agguerrite generazioni di violisti si è giunti a strumentisti del calibro di Simonide Braconi. Scelto giovanissimo da Riccardo Muti come Prima Viola dell’Orchestra del Teatro alla Scala, vanta collaborazioni in qualità di solista con direttori e musicisti di primo piano: Wolfgang Sawallisch, Riccardo Muti, Bruno Canino, Aleksandar Madžar, Enrico Bronzi, Enrico Dindo.

In duo con la pianista Raffaella Damaschi, interprete che si è segnalata man mano per la personalità e i risultati artistici raggiunti, ci presenta un ciclo completo, piccolo nelle dimensioni ma gigantesco nella qualità artistica, ovvero l’op. 120 di Johannes Brahms, che risale all’estrema stagione del compositore. Le due Sonate composte sotto l’influenza del clarinettista Mühlfeld prevedono in realtà la viola come strumento alternativo al clarinetto, con la semplice aggiunta della dicitura «oder Bratsche» («o viola») e la conseguente pubblicazione della trascrizione della parte solistica. Lo Scherzo della Sonata F.A.E. andrà a completare l’omaggio brahmsiano con il debutto di Simonide Braconi al violino.

 

Anche il quarto concerto di Sabato 14 luglio sarà interamente monografico. Il pubblico di Orta Festival pensiamo conservi nell’orecchio l’eco della splendida interpretazione delle Ballate e della Sonata op. 65 per pianoforte e violoncello di Frédéric Chopin, offerta nella passata edizione da Alessandro Taverna. Rivelatosi in questi anni come uno dei maggiori talenti pianistici della nuova generazione (non si contano le sempre maggiori collaborazioni con orchestre e grandi direttori da Chailly a Harding, da Luisi a Maazel), ci presenta un altro omaggio chopiniano, speculare a quello dello scorso anno.

Ascolteremo infatti i 4 Scherzi e la Sonata n. 3 op. 58. Gli Scherzi di Chopin (il titolo di Scherzo riferito ad una composizione a sé stante si trova prima di Chopin soltanto in Beethoven, op. 33 n. 2, e in due pezzi di Schubert, D 593) hanno in comune con lo Scherzo classico soltanto il tempo Presto, la battuta in tre quarti e la forma ABA. Sono infatti i lavori di Chopin che più esprimono il suo lato fantastico, onirico e visionario, in cui la violenza espressiva in certi momenti si spinge quasi fino all’urlo, conferendo a questo nuovo genere di composizioni un carattere unico.

La Sonata op. 58 (1844) ha invece uno spiccato carattere lirico in cui viene utilizzato e applicato il cosiddetto «tempo rubato», che Liszt analizza accuratamente: «Le composizioni chopiniane devono essere eseguite con quel tentennamento accentuato e prosodico, con morbidezza ... Chopin sembrava preoccupato di rendere evidente questa sua materia di esecuzione ... con ciò desiderava trasmettere il calore interno della sua commozione».

 

Il quinto appuntamento di Mercoledì 18 luglio è dedicato ai giovani talenti. È un debutto di rilievo quello che Orta Festival offre al proprio pubblico in quest’altra ricca serata di musica.

Il Trio Kanon è nato nel 2012 dall’incontro di tre musicisti che hanno deciso di condividere la loro passione per la musica da camera studiando sotto la guida del Trio di Parma. La recentissima vittoria del Primo Premio, del premio del pubblico e del premio speciale «Cerutti-Bresso» al Concorso Internazionale di Musica da Camera di Pinerolo e Torino Città Metropolitana, lo ha portato all’attenzione di critica ed operatori culturali, mettendolo in luce come uno tra i più interessanti gruppi da camera che sa unire finezza interpretativa ed innato carisma comunicativo.

Si cimenteranno in due capolavori del repertorio per Trio con pianoforte. Il primo è il popolaresco eppur raffinato Trio Dumky di Antonín Dvořák. Dumky è una parola di origine slava che indica il pensiero, la meditazione ed è anche una vera e propria forma poetica. Il Trio è diviso in 7 Dumka, ovvero 7 «pensieri o meditazioni musicali». È una composizione cinematografica, fatta di sequenze di un film, in cui scorrono fotogrammi che raccontano dello spirito del popolo.

Troviamo invece il grande senso della costruzione musicale, che pone in evidente bilanciamento la struttura geometrica con la cantabilità, nel Trio in la minore di Maurice Ravel (1914), una tra le più suggestive composizioni scritte per questa formazione.

 

Un posto particolare occupa la sesta serata di Sabato 21 luglio con il SoloDuo composto dai chitarristi Matteo Mela e Lorenzo Micheli.

Formatosi nel 2003, il duo ha suonato in tutta Europa, negli Stati Uniti, Canada, Asia e America Latina ed è stato accolto ovunque - dalla Carnegie Hall di New York alla Konzerthaus di Vienna, dalla Sejong Hall di Seoul alla National Concert Hall di Dublino - come uno dei migliori gruppi mai ascoltati. Di uno dei loro concerti The New York Concert Review ha scritto: «il concerto del SoloDuo alla Carnegie Hall è stato uno dei più memorabili della stagione Weill. È difficile dire cosa impressioni più di loro: la loro miscela straordinaria, la loro arte sublime o la loro tecnica impeccabile. Non perdete l’occasione di ascoltarli».

In questo concerto continua l’omaggio ai tre autori di cui quest’anno ricorrono gli anniversari. Da Rossini, rivisto da Mauro Giuliani, passando per Mario Castelnuovo-Tedesco con due Preludi e Fughe dalla raccolta di 24 Preludi e Fughe, Le Chitarre ben temperate op. 199. Esercizio di virtuosismo stilistico, contenitore caleidoscopico di forme, ma soprattutto florilegio inesauribile di idee musicali geniali, una delle ultime e più importanti opere del maestro fiorentino di cui ricorrono i 50 anni dalla morte. Infine l’omaggio a Claude Debussy con la Suite Bergamasque, il tutto inframmezzato da due curiose trascrizioni di Sonate di Beethoven.

 

Altra presenza di rilievo quella nel settimo appuntamento di Domenica 22 luglio: torna a trovarci il grande pianista serbo Aleksandar Madžar in un concerto che lo vedrà impegnato nella duplice veste di solista e camerista. Madžar è infatti un musicista a tutto tondo, che alterna recital di grande impegno artistico e virtuosistico, concerti con orchestra con direttori quali Previn o Metha (ha debuttato con i Berliner Philharmoniker), coltivando con passione anche la letteratura liederistica e cameristica al fianco di colleghi come Ilya Gringolts, Vilde Frang e Juliane Banse. Nel corso degli anni Aleksandar Madžar si è assicurato un posto di primo piano nel mondo musicale, grazie alle sue interpretazioni in cui la cura del suono è sempre uno degli aspetti, fra i tanti, degni di ammirazione.

L’anniversario debussiano del 2018 continua a fare da fil rouge tra i concerti del Festival anche in questo appuntamento. Ascolteremo infatti la Sonata per violoncello e pianoforte, composta in poco più di un mese (1915) e che ebbe in origine un titolo (poi cancellato da Debussy) carico di simbolismo impressionistico: Pierrot fâché avec la lune (Pierrot irritato con la luna), opera di fantasmagorica invenzione e scintillante sonorità. Seguirà la prima delle due Sonate per pianoforte e violoncello di Johannes Brahms, un lavoro di squisita ed intima sensibilità cameristica, che mette in luce una scrittura improntata a un canto melanconico pieno di struggente poesia.

Nella parte solistica Aleksandar Madžar ci farà ascoltare la briosa Sonata in do maggiore Hob XVI/50 composta a Londra nel 1794, che insieme alla n. 51 in re maggiore e la n. 52 in mi bemolle maggiore, rappresenta l’ultima fatica nel campo della Sonata pianistica di Haydn e una sfavillante trascrizione fatta dal pianista russo Michail Pletnëv dei brani più celebri de Lo Schiaccianoci di Čajkovskij, adattamento che sta conoscendo un notevole successo tra i grandi della tastiera.

 

Con l’ottavo concerto di Lunedì 23 luglio possiamo effettivamente parlare di eccellenza italiana. L’Eurispes ha infatti incluso la Fondazione Arturo Toscanini di Parma tra le 100 eccellenze italiane.

Istituzione musicale della Regione Emilia-Romagna costituita nel 1994, dispone di due orchestre: la Filarmonica Arturo Toscanini per il repertorio sinfonico e l’Orchestra Regionale dell’Emilia-Romagna per la lirica. Il Quintetto d’Archi della Fondazione Arturo Toscanini, formato dalle prime parti, ne rappresenta la quintessenza e si presenta con la combinazione più diffusa, ovvero quella che prevede due violini, due viole e violoncello.

Mozart, autore di sei Quintetti con due viole, è riconosciuto come il primo grande autore di Quintetti. Avremo modo di ascoltare il K 406, uno dei rarissimi esempi, e senza dubbio il più insigne, di autotrascrizione. Si tratta infatti di una nuova veste della Serenata per fiati K 388 (del 1782), che vide la luce nella primavera del 1787. Mentre il Quintetto op. 29 di Ludwig van Beethoven, composizione stranamente poco eseguita, ma vero capolavoro ricco di tematiche affascinanti, è l’unica opera beethoveniana che nasce espressamente per tale organico. Gli altri tre Quintetti sono infatti rifacimenti di altre composizioni.

 

Saranno alla guida di un sestetto Ivan Rabaglia e Enrico Bronzi, sfavillanti archi del Trio di Parma e beniamini del nostro Festival, che ancora una volta ringraziamo per la loro preziosa presenza in questo ultimo appuntamento concertistico di Venerdì 27 luglio.

Nato il 29 maggio 1897, un mese dopo la morte di Brahms, Erich Wolfgang Korngold era figlio di Julius Korngold, illustre successore di Eduard Hanslick, amico e zelatore di Brahms, alla testa della rubrica musicale del giornale viennese Neue Freie Presse. Come compositore Korngold fu un enfant prodige eccezionale, che Mahler qualificò come genio. Oggi conosciuto per la sua musica da film (morì ad Hollywood), scrisse una serie di opere di musica da camera di una portata e d’una qualità rimarcabile. La sua musica è il prodotto di una sontuosa immaginazione in cui vi è tutta la Vienna fin de siècle di Mahler e Zemlinsky (suo maestro e di Schönberg). Il suo stile è una sintesi di linguaggio post-straussiano, avanguardista ma allo stesso tempo profondamente radicato nella tradizione tardo romantica brahmsiana. Il Sestetto per archi op. 10 in re maggiore è l’erede diretto del mondo musicale di Brahms e rivela una stretta parentela con i suoi due Sestetti, di cui ascolteremo il sognante op. 18, dove la costituzione sentimentale e drammatica della creazione musicale si connette ai principi della logica compositiva e delle astrazioni formali.

 

I concerti avranno inizio alle ore 21.15 ad eccezione di quelli di Apertura (Venerdì 6 luglio) e Chiusura (Venerdi 27 luglio) presso la Basilica dell’Isola di San Giulio che inizieranno alle ore 21.00.