Presentazione | Presentation

La XX Edizione di Orta Festival mette al centro della sua programmazione la figura dell’interprete. Avremo modo infatti di riascoltare prestigiosi artisti che nel corso delle 19 passate edizioni hanno instaurato un rapporto speciale e di amicizia con il Festival.
Ad ogni modo è importante sottolineare la diversificazione dei 9 appuntamenti della rassegna che ne costituiscono l’insieme.

Atteso ormai come un evento, il tradizionale concerto d’apertura di Venerdì 5 luglio vedrà la presenza della più ampia compagine orchestrale mai portata nella Basilica di San Giulio.
L’Orta Festival Orchestra diretta da Amedeo Monetti ci farà ascoltare l’Adagio in fa diesis minore di Gustav Mahler, che è ciò che resta di quella che sarebbe dovuta essere la sua decima Sinfonia. La prevalenza con cui il pensiero musicale è affidato agli archi nella versione originale rende legittimo e appropriato l’arrangiamento per archi di Hans Stadlmair che ascolteremo. Dal carattere davvero insolito, una sonorità che va al di là dell’epoca in cui è stata scritta e che sembra arrivare da un altro mondo: «sembra quasi che Mahler abbia varcato la morte e sia tornato per raccontarci cosa c’è dopo di essa».
Seguirà Schubert con la sua fresca V Sinfonia, composta all’età di 18 anni, in cui l’organico pur sempre sinfonico risulta «ridotto» per ottenere un preciso risultato di umanizzazione della musica attraverso la semplificazione.

Gustav Mahler loved to define himself as «thrice homeless, a Bohemian among Austrians, an Austrian among Germans and a Jew throughout the world».
The
Adagio in F-sharp minor is all that is left of what should have been his X Symphony. The prevalence by which the music thought is entrusted to the arches in the original version, makes the arrangement by Hans Stadlmair that we are about to listen to, logical and apropos.
Unusual in nature, a sonority that goes beyond the era when it was written and that seems otherworldly: «It is as if Mahler had crossed the threshold of death and returned to tell us what happens in the hereafter».
Schubert will ensue with his fresh
V Symphony that he composed when he was 18 years old, in which the orchestra, symphonic after all, appears “reduced” for a specific music humanization purpose through simplification.
The traditional festival opening concert, much anticipated as an event, will feature the largest orchestra assembly ever gathered in the Basilica of San Giulio.

 

Siamo veramente onorati di riavere fra noi Sabato 6 luglio il Trio di Parma nel secondo concerto di questa XX Edizione. Non poteva mancare un passaggio di questi musicisti, cui siamo da sempre particolarmente legati.
Uno dei complessi da camera più preziosi del firmamento musicale, ospiti delle più importanti istituzioni nazionali e internazionali (Accademia di Santa Cecilia, Philharmonie di Berlino, Wigmor Hall di Londra, Carnegie Hall e Lincoln Center di New York), ci offre una ricca serata di musica nel segno della grande tradizione classico-romantica tedesca, ma non solo.
Ascolteremo infatti lo Zigeuner Trio di Haydn, tra i più belli e significativi del suo catalogo, e il Trio in do maggiore op. 87 di Brahms, partitura dalla grande ricchezza tematica e libertà di ispirazione, legate a un assoluto controllo della forma.
Tra queste due colonne il raro Trio su melodie popolari irlandesi (1925) del compositore svizzero Frank Martin. Tre brevi e freschi movimenti in cui, grazie a un rimarcabile lavoro melodico, ritmico di sovrapposizioni, l’autore riesce a lasciare pressoché intatte le melodie folkloristiche.

Such an important edition of our Festival could not do without a performance by the Trio di Parma, musicians that we have always been especially fond of. A chamber music group among the most cherished in the music firmament, guests of the most important national and international institutions (Santa Cecilia Academy, Philharmonie in Berlin, Wigmor Hall in London, Carnegie Hall and Lincoln Center in New York), will provide an evening rich with music in the mark of the great classical-romantic German tradition.
But that’s not all: we will listen to the
Zigeuner Trio by Haydn, one of the most beautiful and significant pieces of the repertoire and Brahms Trio in C major op. 87, a music score of great thematic richness and free inspiration, bound by absolute control of its form.
Between these two prominent figures, the rare
Trio on Irish Folk Tunes (1925) by Swiss composer Frank Martin. Three short, fresh movements in which by the remarkable melody works, rhythm overlapping, the author is able to leave folkloric melodies almost intact.

 

Altro ritorno nel terzo appuntamento di Venerdì 12 luglio è quello di Alessandro Deljavan. Il giovane pianista di madre italiana e padre iraniano ha iniziato a suonare il pianoforte all’età di due anni e si è esibito in pubblico per la prima volta all’età di tre. Ha già tenuto concerti e tournée in Italia, Austria, Belgio, Cina, Colombia, Cipro, Danimarca, Francia, Germania, India, Israele, Lituania, Corea del Sud, Polonia, Russia, Slovacchia, Svezia, Svizzera e Stati Uniti d’America. La sua discografia è di oltre 40 album.
È stato premiato nei più prestigiosi concorsi internazionali, fra cui il Van Cliburn in Texas, dove ha ricevuto il Premio speciale per la musica da camera (John Giordano Discretionary Award) nel 2009.
Dopo una prima parte in cui lo ascolteremo nei 2 Scherzi D 593 di Schubert e nei Bilder aus Osten op. 66 (Quadri dall’Oriente) di Schumann, è con il monumentale Quintetto per pianoforte e archi di César Franck che si chiuderà il concerto. Opera scritta nel 1879 e dedicata a Camille Saint-Saëns, è stata descritta come una sorta di testamento insieme alla Sinfonia in re minore e alla Sonata per violino e pianoforte.

Born of an Italian mother and Persian father, Alessandro Deljavan began learning to play piano before the age of two and gave his first performances at the age of three. He has since performed around the world including in Austria, Belgium, China, Columbia, Cyprus, Denmark, France, Germany, India, Israel, Italy, Lithuania, South Korea, Poland, Russia, Slovakia, Sweden, Switzerland, and the United States. Alessandro Deljavan has a discography of over 40 albums.
He has won top prizes in several competitions, including the Special Prize for chamber music
(John Giordano Discretionary Award) in Van Cliburn Competition 2009.
After a solo piano part with the
2 Scherzos D 593 of Schubert and Schumann’s Bilder aus Osten, we shall hear César Franck’s Piano Quintet with Orta Festival soloists. Composed in 1879 and dedicated to Camille Saint-Saëns, it has been described as one of Franck’s chief achievements alongside his other late works such as the Symphony in D minor and the Violin Sonata.

 

Nel novero degli artisti più legati a Orta Festival figura senz’altro il nome di Alessandro Taverna, che ascolteremo nel quarto appuntamento di Sabato 13 luglio.
Talento in costante ascesa, la sua carriera negli ultimi anni lo ha portato a esibirsi in tutto il mondo e nelle più importanti sale e stagioni musicali (Teatro alla Scala, Musikverein di Vienna, Gasteig di Monaco) e vanta collaborazioni con grandi orchestre e direttori (Filarmonica della Scala, Münchner Philharmoniker, Riccardo Chailly, Daniel Harding, Lorin Maazel).
Possiamo dire che il nostro Festival lo ha visto «crescere» in questi ultimi cinque anni. Pianista dalla tecnica sbalorditiva e con una padronanza completa del repertorio, ci ha presentato di anno in anno programmi accattivanti, caratterizzati da un particolare filo conduttore che in questa serata sarà quello della versione, parafrasi e autotrascrizione. Si passerà infatti dallo Schubert liederista (trascritto e rivisto), alle vere e proprie parafrasi (la più libera rielaborazione di un brano preesistente) con le Réminescences de Don Juan (da Mozart) e la Paraphrase de concert sur Rigoletto (da Verdi) ad opera di Franz Liszt. Ascolteremo poi Bach ri-vestito da Rachmaninov per terminare con la celebre, scintillante Rhapsody in Blue in una versione per pianoforte solo dello stesso George Gershwin.

Alessandro Taverna is positively one of the most symbiotically connected artists to the Orta Festival. Ever rising star whose career recently landed him performances all over the world and in the most important arenas and music seasons (Teatro alla Scala, Musikverein in Vienna, Gasteig in Monaco), having collaborated with great orchestras and directors (Filarmonica della Scala, Münchner Philharmoniker, Riccardo Chailly, Daniel Harding, Lorin Maazel).
In these last five years, our Festival has witnessed his artistic «growth». An extraordinary pianist with exceptional technique and absolute mastery of his repertoire. Year after year, he has delighted us with captivating programs characterized by a common thread that for this evening performance shall be the idea of version, paraphrase and auto transcription. Liederist Schubert (transcribed and revised) segues into actual paraphrases (the most liberal reinterpretation of a preexisting piece) with the
Reminescences de Don Juan (Mozart) and the Paraphrase de concert sur Rigoletto (Verdi) by Franz Liszt. We will then listen to a reinterpretation of Bach by Sergei Rachmaninoff and conclude with a piano solo arrangement by George Gershwin of his famous and lively Rhapsody in Blue.

 

Altra stella del pianismo internazionale è quella di Aleksandar Madžar, protagonista del quinto concerto di Giovedì 18 luglio, le cui doti di interprete dalla musicalità poetica unita a una scrupolosa ricerca della perfezione tecnica il pubblico di Orta Festival ha già avuto modo di apprezzare.
Con un curriculum ricco di riconoscimenti e di prestigiose collaborazioni, è uno dei solisti più acclamati al mondo e vanta collaborazioni con grandi orchestre e direttori (Berliner Philharmoniker, Royal e BBC Philharmonic, André Previn, Ivan Fisher, Zubin Mehta) e con grandi solisti (Ilya Gringolts, Julia Fischer, Henning Kraggerud, Juliane Banse).
Siamo orgogliosi di ritrovare questo artista, che ci regalerà un programma nella duplice veste di solista (nella prima parte) e di camerista (nella seconda) in compagnia del brillante violinista Henning Kraggerud e di due beniamini del nostro Festival, Francesco Fiore alla viola e Matteo Pigato al violoncello, con il giovanile Quartetto op. 25 di Johannes Brahms.
Fu Robert Schumann con il celeberrimo articolo Vie Nuove sulla «Neue Zeitschrift für Musik» ad annunciare al mondo la grandezza del giovane Brahms, dicendo: «trasparivano dalla sua persona tutti quei segni che ci annunciano: ecco un eletto! Quando si mise al pianoforte cominciò a scoprirci regioni meravigliose: noi venimmo attirati in un circolo sempre più magico». La prima esecuzione di quest’opera (1861) vedeva Clara Schumann seduta al pianoforte.

The Orta Festival public enjoyed and appreciated the poetic musical talent of interpretation and the meticulous search for technical perfection of Serbian pianist Aleksandar Madžar. Boasting a curriculum highlighting prestigious awards, Madžar is one of the most acclaimed solo artist in the world, having performed and collaborated with great orchestras and directors (Berliner Philharmoniker, Royal and BBC Philharmonic, André Previn, Ivan Fischer, Zubin Mehta) as well as great solo artists (Ilya Gringolts, Julia Fischer, Henning Kraggerud, Juliane Banse).
We are proud to have again this artist as our guest to delight us with a program featuring him as both a solo pianist (in the first part) and a chamber music player (in the second part), accompanied by brilliant violinist Henning Kraggerud and by two of our festival favorites (Francesco Fiore at the viola and Matteo Pigato at the cello) with the young
Quartet op. 25 by Johannes Brahms.
It was Robert Schumann, in his famous article
New Ways in the «Neue Zeitschrift für Musik», who announced to the world the grandeur of young Brahms, stating that «his persona transpired those signs announcing to us all: here is the chosen one! When he started playing the piano, he revealed wonderful dimensions to us and we were drawn into an ever magical circle». In the first execution of this piece (1861), Clara Schumann seated herself at the piano.

 

Nella sesta serata di Venerdì 19 luglio una nuova presenza internazionale è quella del brillante violinista e compositore norvegese Henning Kraggerud, che con il suo prezioso Guarnieri del Gesù ci farà ascoltare opere per violino solo.
Kraggerud è una delle figure di maggior spessore sulla scena musicale scandinava ed incarna il modello di un artista in costante ricerca di nuove forme di espressione. Le sue straordinarie capacità artistiche sono il risultato della sua versatilità e passione per la musica, della genuina qualità del modo di suonare e della bellezza delle sue esibizioni. Suona nelle principali sale da concerto (Wigmore Hall, Berlin Konzerthaus, Kings Place) con artisti del calibro di Joshua Bell, Leif Ove Andsnes, Jeremy Menuhin ed è inoltre un prolifico compositore. Nel suo approccio alla musica come violinista e al contempo compositore ritroviamo lo spirito dei vecchi maestri, come Joseph Suk e Eugène Ysaÿe.
Kraggerud ci condurrà in un viaggio musicale attraverso le maggiori opere scritte per il suo strumento. Da Johann Sebastian Bach, che ottiene una sorta di «violinistica quadratura del cerchio» creando una polifonia lineare su di uno strumento per sua natura monodico, passando per Eugène Ysaÿe, con una delle sue Sonate, per arrivare a Kraggerud. Una novità assoluta per il pubblico italiano e che Orta Festival è onorato di ospitare.

Henning Kraggerud is one of the most important artists in the Scandinavian music scene, he has become the model of the artist in constant search for new forms of expression. Kraggerud extraordinary artistic abilities are the result of his versatility and passion for music, of the genuine quality of his sound and of the beauty of his performances. He plays in the most important concert halls (Wigmore Hall, Berlin Konzerthaus, Kings Place) along with artists of the caliber of Joshua Bell, Leif Ove Andsnes, Jeremy Menuhin. He is also a prolific composer. His approach to music as a violinist and composer reflects the spirit of old Maestros like Joseph Suk and Eugène Ysaÿe.
With his Guarneri del Gesù of 1744, he will carry us along a musical trip with the major pieces written for his instrument. From Bach who draws a sort of «violinistic squaring of the circle», creating a linear polyphony on an instrument that is monodic by nature, passing through one of Ysaÿe
Sonatas and all the way to Kraggerud. An absolute novelty for the Italian public that the Orta Festival shall be honored to host.

 

Grande novità è la serata Jazz meets Classic di Sabato 20 luglio con il pianista di Woody Allen, l’ormai italo-americano Rossano Sportiello.
È il caso di dire che è stata una grande fortuna per Woody Allen aver avuto la possibilità di suonare il clarinetto con Rossano Sportiello nei suoi incontri jazz al Café Carlyle di New York, dove il grande cineasta suona per divertimento quasi regolarmente tutti i lunedì dell’anno.
Rossano Sportiello, che risiede a New York da 13 anni ma si è formato in Italia, è considerato dalla critica internazionale uno dei Top Stride Piano Player contemporanei a livello mondiale. Il leggendario pianista Barry Harris, mentore e amico di Rossano, infatti lo definisce «il miglior pianista Stride mai sentito». Un concerto di Sportiello è «un’esperienza unica, un salto nel tempo della storia del jazz, un viaggio sonoro da ascoltare in silenzio quasi religioso e con il sorriso, poiché la sua musica è eleganza, fluidità, nitidezza, swing: una sorta di Fats Waller del XXI secolo».
Il suo stile pianistico è l’eredità vivente di un felice caleidoscopio di trent’anni di storia del jazz, dagli anni ’30 ai primi anni ’60, passando attraverso Teddy Wilson, Art Tatum, Hank Jones, Tommy Flanagan, Count Basie.
A New York si esibisce regolarmente al Lincoln Center, al Blue Note, al Birdland, alla Carnegie Hall, e suona come guest per numerosi jazz festival (da San Diego a Rochester) al fianco di musicisti come Dan Barrett, Barry Harris, Scott Hamilton. Nel 2005 ha ricevuto il prestigioso Prix du Jazz Classique de l’Académie du Jazz de France e nel 2009 al Festival Jazz di Ascona (Svizzera) ha ricevuto l’Ascona Jazz Award.

We must admit that Woody Allen was truly lucky to play his clarinet with Rossano Sportiello during his jazz performances at Carlyle Café in New York, where the great film director regularly plays for fun on Mondays year-round.
Rossano Sportiello (who has been living in New York for 13 years) studied in Italy and international critics consider him one of the Top Stride contemporary Piano players in the world. The legendary pianist Barry Harris, mentor and friend of Rossano, actually defines him «the best Stride pianist ever». To attend a concert by Sportiello is «a unique experience, a plunge in time into the history of jazz, a sound voyage to be listened to in quasi-religious silence and with a smile, because his music is elegance, fluidity, clarity, swing: a sort of 21st century Fats Waller». His piano style is a living inheritance of a happy kaleidoscope of thirty years of jazz history, from the 1930s to the early 1960s, passing through Teddy Wilson, Art Tatum, Hank Jones, Tommy Flanagan, Count Basie.
In New York, he performs regularly at Lincoln Center, at the Blue Note, Birdland, Carnegie Hall and is a guest musician for many jazz festivals (from San Diego to Rochester) alongside musicians such as Dan Barrett, Barry Harris, Scott Hamilton. In 2005, he received the prestigious
Prix du Jazz Classique de l’Académie du Jazz de France award and in 2009 the Ascona Jazz Award at the Ascona Jazz Festival (Switzerland).

 

È con Alessandro Carbonare che Mercoledì 24 luglio prende il via una sorta di piccolo festival nel Festival. Con questa serata e quella di chiusura avremo modo di ascoltare i brani che più rappresentano il grande repertorio del clarinetto nella musica da camera.
Già primo clarinetto dell’Orchestre National de France, ha avuto importanti collaborazioni anche con i Berliner Philharmoniker e la Chicago Simphony Orchestra. La sua incisione del Concerto di Mozart con l’Orchestra Mozart diretta da Claudio Abbado per Deutsche Grammophon ha vinto nel 2013 il Grammy Award.
La partner di Carbonare al pianoforte è Raffaella Damaschi, il cui modo di suonare è caratterizzato da un vivido senso di immediatezza e da una personale comunicativa.
La Sonata op. 120 n. 1 per pianoforte e clarinetto di Brahms risale all’estrema stagione produttiva del compositore amburghese ed è frutto dell’incontro con il clarinettista Richard Mühlfeld, soprannominato «Fräulein Klarinette» per la particolare dolcezza del suo suono. Ascolteremo poi la Sonata per fagotto e pianoforte op. 168 dell’ormai ottuagenario Saint-Saëns, opera spirituale e trasparente (che ha avuto il merito di inaugurare un genere), con la giovane fagottista Sarah Carbonare, che si è già esibita al fianco di artisti come Brunello, Meneses, oltre che con il padre Alessandro.
I nostri tre artisti si congederanno con l’esecuzione del Trio Pathétique di Glinka. Composto in Italia, dove Glinka soggiornò dal 1830 al 1833 per imparare l’arte del bel canto, fu eseguito la prima volta a Milano nel 1833 con il compositore al pianoforte e due strumentisti del Teatro alla Scala.

The outstanding presence of clarinet player Alessandro Carbonare ignites a sort of mini festival inside the festival. This evening and on closing night we will be able to listen to pieces that are among the greatest in the chamber music repertoire for clarinet. Formerly first clarinet in the Orchestre National de France, he shared important collaborations with the Berliner Philharmoniker, the Chicago Symphony Orchestra, the New York Philharmonic and the Lucerne Festival Orchestra. His recording of the Mozart Concerto with the Mozart Orchestra directed by Claudio Abbado for the Deutsche Grammophon label has won a Grammy Award in 2013. Carbonare’s partner at the piano is Raffaella Damaschi, whose playing style is characterized by a vivid sense of immediacy and her personal ability to convey and communicate.
Brahms
Sonata op. 120 no. 1 for piano and clarinet is the first piece on the billboard. Dating back to an extremely productive season by the Hamburg composer, it is the result of his meeting with clarinet player Richard Mühlfeld, nicknamed «Fräulein Klarinette» for the particular sweetness of his sound. We will then listen to the Sonata for bassoon and piano op. 168 of the octogenarian Camille Saint-Saëns, a spiritual and transparent opera (that has been credited with launching a new genre) with Sarah Carbonare, young bassoon player who already performed with artists such as Mario Brunello, Antonio Meneses, besides her father Alessandro.
Our three artists will close the evening with the execution of the
Trio Pathétique by Mikhail Glinka. Composed in Italy (where Glinka stayed from 1830 to 1833 to learn the art of bel canto), it was performed for the first time in Milan in 1833, with the composer at the piano and two instrumentalists of the Teatro alla Scala.

 

Venerdì 26 luglio, a chiusura della sua XX Edizione, Orta Festival torna nella Basilica di san Giulio e affida al clarinetto di Alessandro Carbonare e a un quartetto d’eccezione, formato da Ivan Rabaglia, Igor Cantarelli, Francesco Fiore e Matteo Pigato, l’esecuzione di una delle pagine più dolci e struggenti della storia della musica: il Quintetto per clarinetto K 581 di Wolfgang Amadeus Mozart.
La pagina è dedicata ad Anton Stadler, grande amico di Mozart nonché «fratello» secondo i legami massonici che entrambi avevano abbracciato. Il Quintetto K 581 raggiunge i vertici del capolavoro in quanto riserva una straordinaria parità nella conduzione del dialogo fra le singole voci e una preziosa fusione timbrica, un’opera felice, tenera e vibrante di dolce calore umano.
Nella prima parte ascolteremo i celebri Tre pezzi per clarinetto solo di Igor Stravinskij e la Sonata per violino e violoncello di Maurice Ravel, in cui l’autore sperimenta un linguaggio che amplia i confini della tonalità e, come egli scrive «rinuncia alla fascinazione armonica» in virtù di una «sempre più marcata reazione nel segno della melodia».

At the closing of its 20th Edition, the Orta Festival assigns to the clarinet of Alessandro Carbonare and to an exceptional quartet formed by Ivan Rabaglia, Igor Cantarelli, Francesco Fiore and Matteo Pigato, the execution of one of the sweetest and most heart wrenching pages in music history: the Clarinet Quintet K 581 by Wolfgang Amadeus Mozart.
The page dedicated to Anton Stadler, a great friend of Mozart, as well as «brother» according to the Masonic brotherhood ties they both shared.
Quintet K 581 reaches its acme as a masterpiece as it achieves extraordinary unison between the conduction of the dialog of the singles voices and a glorious timbre fusion, a happy piece, sweet and vibrant with human warmth.
In the first part, we will listen to Stravinsky’s famous
3 Pieces for solo clarinet and the Sonata for violin and cello by Ravel, where the author experiments with a language that broadens the boundaries of tones and, as he himself writes, «relinquishes harmonic fascination» by virtue of an «ever more marked reaction focused on the melody».

 

I concerti avranno inizio alle ore 21.15 ad eccezione di quelli di Apertura (Venerdì 5 luglio) e Chiusura (Venerdì 26 luglio) presso la Basilica dell’Isola di San Giulio, che inizieranno alle ore 21.00.